ROSSO MALPELO - L'INFANZIA RUBATA

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Benvenuto, Professore!

Messaggio Da Hirundo Hiberna il Lun 10 Mar 2008 - 20:29

Cari amici,
magnum gaudium ego nuntio vobis!!!
Come promesso, il Professore Sebastiano Gesù (vedete su Internet!!!) è entrato nel nostro forum per conversare con noi sul film che abbiamo visto insieme. Io inizierei proprio dalla scena in cui Malpelo fugge via sull'onda di un forsennato rock. Qualcuno di voi ricorda perché Malpelo scappa? Qualcuno di voi ricorda cosa fa immediatamente dopo? E' una scena chiave del film, questa. Chiederemo poi al Prof. Gesù di discutere insieme del significato di questa scena. Personalmente l'ho trovata molto bella, tanto più che, mi sembra di ricordare, è la prima scena del film in cui il regista in modo più dichiarato che non nella parte precedente (anche se già prima ci sono delle difformità narrative rispetto al testo letterario), si affranca dalla novella di Verga.
Vediamo cosa avete pensato voi di questa scena. Vediamo se vi è rimasta nel cuore.
HH
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Rosso Malpelo

Messaggio Da Roberta il Lun 10 Mar 2008 - 20:32

Il film di Rosso Malpelo è stato molto carino . Il regista è stato in grado di trasmettere il grande significato che contiene il film , che ci fa riflettere molto . Le condizioni in cui viveva Malpelo sono pultroppo presenti anche al giorno d'oggi in alcune parti del mondo. Secondo me è stato un pò deludente il finale , per il fatto che non è riuscito a comunicare le giuste emozioni di Malpelo . Infatti leggendo Verga sono riuscita meglio a capire quello che provava Malpelo , poichè l'autore riesce a farti entrare nella mente del protagonista ,e ad immedesimarti nel personaggio stesso , cosa che non c'è stata nel film.

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Sicilian Rock

Messaggio Da Hirundo Hiberna il Lun 10 Mar 2008 - 22:38

In questo film la colonna sonora è uno degli elementi portanti. Siamo abituati ad un uso della colonna sonora più descrittivo, sottofondo di una scena. La colonna sonora di questo film si spinge oltre il commento e diventa senso. Non è forma ma è contenuto e persino struttura. study
Paroloni? affraid
OK, allora immaginatevi la stessa scena: per sfuggire all'orrore del ritrovamento del cadavere del padre (risolta come nella tragedia greca: la morte non viene portata mai in scena, se non quando il sacrificio è compiuto), Malpelo corre nei campi. Ma immaginatela senza la musica rock. Con una musichetta dal ritmo incalzante, un commentino musicale con ritmo serrato di quelli che siamo abituati a sentire per esempio nelle fiction televisive. E invece no. Scimeca e la Meghnagi scelgono il rock. Nella campagna siciliana la cui vita è scandita dal ritmo sempiterno delle stagioni, in una società arcaica dominata dalla violenza dello sfruttamento e dalla miseria, il regista ci piazza una musica rock.
Che ve n'è parso?
HH
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la mia

Messaggio Da roberta V A il Lun 10 Mar 2008 - 23:01

a me il film è piaciuto molto soprattutto la parte dei vecchi che litigavano in piazza....mi ha fatto bene vedere questo film perchè ho capito ancora di più che quel poco che ho,per alcuni bambini è tanto...mi sono immedesimata nel protagonista...ogni tanto mi annoiavo perchè non capivo bene le parole...ho capito cosa fa fare la fame...il padre di mal pelo è morto per questo...ancora una volta dico "MALEDETTI I SOLDI"... x me i soldi sono la rovina di tutto...questo e tutto quello che posso dire del film...ringrazzio i prof. per avermi dato l'opportunità di vederlo...grazie di cuore....la vostra robersprinaaaaaaaaaaaaaaa...se volete parlare con me fate pure sono molto socievole sono del V A ciao e baci a tutti
robersprina

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Re: ROSSO MALPELO - L'INFANZIA RUBATA

Messaggio Da Cry_Cry il Lun 10 Mar 2008 - 23:12

Esprimo un opinione secondo il mio modesto parere...
Nonostante non abbia letto tutta la novella posso fare un piccolo confronto e devo dire che la rivisitazione fatta dal regista è ottima.Ho trovato molto utile soprattutto l'ambientazione in un epoca molto vicina alla nostra,proprio per sottolineare quanto il problema dello sfruttamento dei minori sia attuale;tutto il film ruota intorno a questa problematica ma,come è stato già detto negli interventi precedenti,si possono cogliere anche altri aspetti ad esempio quello di una superstizione cosi fortemente radicata.Sinceramente sono rimasta molto colpita da questo aspetto,non solo per l'opinione "pubblica"secondo la quale Malpelo era "cattivo" e doveva essere escluso dalla società per il colore dei capelli ma sopratutto perchè la superstizione era tanta da mettere da parte anche gli affetti della famiglia tanto che malpelo dopo la morte del padre si trova completamente solo.Per quanto riguarda la scena a cui faceva riferimento la prof.ssa nell'ultimo intervento è sicuramente molto forte grazie all'aiuto del rock,però non mi ricordo il perchè e la scena immediatamente successiva Embarassed La scena che mi ha colpito di più però è quella finale,quando Malpelo entra nella galleria consapevole di non uscirne più...è l'esasperazione di una vita,brevissima,che porta un giovane a preferire di stare sotto terra piuttosto che sopra,il buio alla luce,la morte alla vita...senza dubbio il film,rispettando uno dei ruoli della novella,ci fa riflettere su quel tipo di società e sulla nostra...

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Festival Internazionale del Cinema di Frontiera

Messaggio Da Yorick il Lun 10 Mar 2008 - 23:55

Ringrazio il prof. Sebastiano Gesù per il suo "primo" intervento sul forum. Intervengo a mia volta per dire che ho conosciuto il prof. Gesù attraverso il meraviglioso "Festival del Cinema di Frontiera" che egli contribuisce a realizzare ogni anno in quel di Marzamemi. Si tratta di un festival veramente molto bello, che si tiene sempre nell'ultima settimana di luglio nella cornice dell'incantevole paesino di mare del siracusano. Si proiettano film di tutto il mondo e cortometraggi. Indimenticabile per me qualche anno fa la visione del film muto "Tabù" di Murnau con accompagnamento musicale dal vivo. E' un festival che sa dare emozioni e contenuti unici. Ormai sono diventato un fruitore abituale e infatti programmo le mie ferie in zona in funzione del festival. Invito tutti a parteciparvi, se si trovano in quel periodo in quella zona (Portopalo, Pachino, Marzamemi, San Lorenzo) o a pensare di passare lì quella settimana proprio perché c'è il festival.

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ROSSO MALPELO E IL CINEMA DI SCIMECA

Messaggio Da iano il Mar 11 Mar 2008 - 0:26

Rossomalpelo, memorie dal sottosuolo

Tu non puoi senza dolore guardare le facce di questi uomini e di che colore sono ridotte quando salgono alla luce; Non vedi o non senti dire come sogliono morire in breve tempo e quanta parte di vita essi perdono ogni giorno dentro la terra in quella fatica sepolta, dove la dura miseria li costringe?
Lucrezio, De Rerum Natura

Come si può notare la condizione dei minatori è assai antica...

Anzitutto vorrei complimentarmi per i vostri interventi molto pertinenti, che rivelano una particolare attenzione alla visione del film, e dire immediatamente che non condivido i giudizi della prof.ssa Aiello sulla vostra apatia e poca partecipazione al forum (Prof. meglio pochi ma buoni come i maccheroni, dice un vecchio detto), per poi passare, ma più in avanti, a verificare il ruolo di critico che, la prof.ssa Aiello si è assunta.

A dire il vero ho già avviato per conto mio alcune riflessioni, che vorrei condividere con voi, su Rosso Malpelo e il Cinema di Scimeca, regista a cui noi siciliani dovremmo essere grati per l'onesta e la sincerità che mette nel raccontare la nostra Isola e il mondo degli umili e dei diseredati. Con grande abilità stilistica Scimeca coniuga sapientemente la cronaca con la storia; il dato etno-antropologico con la letteratura, creando un cinema di grande forza mitico-poetica, ma di salda aderenza alla realtà e alla cultura isolane...Sono convinto che il suo cinema dovrebbe entrare d'obbligo nelle scuole siciliane ed essere studiato come testo e non come pretesto, così come oggi rischia di essere. Non momento casuale e occasionale di visione, ma approfondimento audiovisivo di momenti, pagine e avvenimenti isolani spesso misconosciuti e/o trascurati dai programmi scolastici ufficiali, che ci aiutano a comprendere il travagliato percorso dalle nostri radici all'oggi.

Ma andiamo per gradi...

Contadini, zolfatari…

È lapalissiano che il cinema di Pasquale Scimeca mette in scena la memoria della Sicilia. Una memoria rinvigorita da tante pagine della più fulgida letteratura isolana, da cui il cinema di Scimeca trae sostanza e linfa vitale. Memoria intesa come recupero critico, l’evocazione come problema; il ricordo come interrogativo, non come rimpianto e nostalgia, melanconia senza riparo, come tempo immoto. Ma come archivio del ricordare, del pensare, del raccontare, del condividere, per togliere al passato ogni velame, ogni ombra, ogni dimenticanza. Rileggerlo come “ferita immedicata”, direbbe Consolo. Memoria di un’isola sconsolata fatta di terra e di pietra, quella tramandata da Scimeca, riconsegnata alla bianca tela dello schermo in maniera “liturgica”. Memoria, che “celebra” momenti, avvenimenti, personaggi considerati minori dalla storia ufficiale regionale e nazionale. Racconti di vite di umili, di dimenticati, di reietti("La Donzelletta", che non viene più dalla campagna). Storie di emigranti e di pastori ("Un sogno perso", "Gli indesiderabili"); di briganti ("Briganti di Zabut"), di sindacalisti, di contadini ("Il giorno di San Sebastiano" e "Placido Rizzotto"), di ebrei siciliani (La passione di Giosué l'ebreo") e ora di minatori e zolfatari.
Oltreché reinvenzioni visive, le immagini del regista madonita appaiono resoconti di epoche, in apparenza lontane, ma che raccontano condizioni di vita che ci appartengono e ci riguardano più da vicino, perché exemplum senza tempo e di ogni tempo. Nel cinema di Scimeca il presente e la memoria si intrecciano, travalicando il mero dato spazio-temporale. Le vicende assumono un valore emblematico, universale, divenendo simbolo della lotta contro i soprusi e l’ingiustizia; della difesa dei sottomessi, degli umiliati e degli offesi. Sono storie di muto dolore e di ribellioni; di oppressioni e di rivolte, storie di soccombenti, di vinti portatori di idee vincenti; storie di sconfitte vittoriose, modelli di esperienze, simulacro della realtà.
Ogni suo film è un capitolo emblematico di storia, un viaggio allegorico, una questione esistenziale. Un luogo di domanda, un rito che si incarica di illustrare la dolorosa via crucis del popolo minuto siciliano. Da sempre Scimeca racconta il dolore dell’isola e il suo sogno perso. Dei suoi film si può dire quello che Sciascia scrisse a proposito di tutta la sua opera letteraria: «Tutti i miei libri in effetti ne fanno uno. Un libro sulla Sicilia che tocca i punti dolenti del passato e del presente e che viene ad articolarsi come la storia di una continua sconfitta della ragione».
Nessun altro autore del cinema italiano ama come Scimeca i suoi personaggi: i suoi contadini, i suoi piccoli, miserabili eroi, «genere umano perduto», immerso nel quotidiano travaglio dell’esistere; trascinato ardentemente dal regista dentro strutture ricche di simbologie, rese oltremodo contemporanee, perché il cinema di Scimeca è un bell’esempio di saldatura di realismo storico e narrativo, di ascendenza verghiana e manuale archetipo di mitologie, tipiche della fabulazione vittoriniana.

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Re: ROSSO MALPELO - L'INFANZIA RUBATA

Messaggio Da Hirundo Hiberna il Mar 11 Mar 2008 - 0:47

Il professor Gesù perdonerà la mia irriverenza di qualche post fa. Ma, converrà che ci sono critici che scrivono mettendo le parole in punta di penna e critici che scrivono mettendo le parole in punta di cuore.
Qualche post fa parlavo appunto della scommessa che il film di Scimeca aveva da mantenere, di quanto la sua operazione fosse ardua. Il tema dell’infanzia sfruttata insomma si presta bene ad una lettura epidermica come del resto avviene per la novella verghiana. Già nel testo verghiano è presente il tema dell’educazione come trasmissione di coscienza di sé, come forma di auto-consapevolezza, ma esso costituisce solo la veste del racconto. Nella novella, il nome di Malpelo non esiste perché la storia è narrata tutta dal punto di vista della gente, secondo l'arcinota tecnica verista del discorso indiretto libero e dell’impersonalità. Occorre dunque interrogarsi proprio su questa scelta di Scimeca di narrare la storia assumendo invece lo sguardo del protagonista. Una scelta che ancora mi dà da pensare, e non per assurde ragioni di fedeltà al testo, sempre un’opera cinematografica si deve leggere in sè e non come meccanica trasposizione di un’opera letteraria; ma perchè inevitabilmente il film assume una dimensione lirica che ne semplifica il racconto. Nulla di simile avviene in Verga in cui il mondo dei bambini, feroce al pari di quello degli adulti e con pochissime concessioni, appare come il risultato malato della società di adulti tuttavia incolpevoli a loro volta, poiché anch’essi bambini un tempo, altrettanto vittime di una dis-educazione che impedisce loro di avere coscienza di sé.
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Re: ROSSO MALPELO - L'INFANZIA RUBATA

Messaggio Da Giancarlo_Samperi il Mar 11 Mar 2008 - 15:27

Per prima cosa volevo dire alla professoressa che,secondo me,non dovrebbe prendersela più di tanto se i ragazzi non scrivono in massa sul forum.E' semplicemente un'opportunità che ci viene data ma che non sfruttiamo,e lo facciamo deliberatamente.Ognuno avrà i propri motivi,tanto per scrivere quanto per non scrivere,ergo se ne assume le conseguenze,con la massima tranquillità.
Inoltre,volevo dire a Giovanni che è vero che non tutti i professori hanno imposto la lettura della novella,ma è anche vero che questo non ti impediva di leggerla per conto tuo,se eri interessato.

Venendo a noi,sono abbastanza sorpreso dalla popolarità suscitata dalle colonne sonore.Cioè,per carità,mi sono piaciute molto,Scimeca è davvero oleografico tanto nella scenografia quanto nelle musiche ,appunto,ma mi sorprende che esse suscitino spunti di riflessione maggiori al contenuto intrinseco del film.

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Re: ROSSO MALPELO - L'INFANZIA RUBATA

Messaggio Da Hirundo Hiberna il Mar 11 Mar 2008 - 15:35

In ogni caso, accetto la precisazione di Smpr, a volte le cose che amiamo ci impediscono di esserne equidistanti.
Quanto alla colonna sonora, in un film è colonna, cioé elemento portante (come una colonna). Non è per nulla un dettaglio! Insisto, immagina la stessa scena di Malpelo che scappa, con un'altro tipo di musica! Non avrà lo stesso effetto.
Scimeca è oleografico? No, questo non lo condivido proprio. affraid affraid affraid
HH
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Sbagliando si impara

Messaggio Da Giancarlo_Samperi il Mar 11 Mar 2008 - 15:48

Mi correggo:nelle musiche sicuramente Scimeca non è oleografico,altrimenti non staremmo qui a parlarne.Nella scenografia,forse un pò.... comunque,non ho nessuna esperienza nè capacità di critica cinematografica,in questo forum sono intervenute persone molto più preparate di me in tal senso.Quindi voglio precisare che la mia è un'opinione personale e opinabilissima,laddove ce ne fosse bisogno.

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Re: ROSSO MALPELO - L'INFANZIA RUBATA

Messaggio Da Hirundo Hiberna il Mar 11 Mar 2008 - 15:51

Oddio, per carità! Tranne il Professore Gesù, nessuno di noi ne sa abbastanza, è chiaro. Tranquillo, Sampr, ma voglio essere cattiva cattiva cattiva cattiva come .... come solo una prof potrebbe essere:
Sicuro che "oleografico" era quello che volevi dire????????????
Ma sììì, certoooooooooooo!!!!!!!!!!!!!!!!
Torniamo a Malpelo. Spero che il Prof. Gesù mi dica cosa ne pensa a proposito della scelta di raccontare la storia in soggettiva e cioé dalla parte di Malpelo. Questo a voi è piaciuto? Vi sembra che sia così o no?
HH
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DI SCIMECA, DI MALPELO E DI VERGA

Messaggio Da iano il Mar 11 Mar 2008 - 23:28

PROFF. e STUDENTI,

prima di entrare nei dettagli di scelte musicali e di racconto, volevo continuare la mia riflessione attorno al film di Scimeca in senso più lato, perchè tutta l'opera del Nostro è un cinema ingannatore, nel senso che, sembra d'immediato approccio, di accessibile lettura, di struttura semplice, derivante dalla tradizione orale e popolare, da filodrammatica direi. Ma nell'intero corpus cinematografico del regista siciliano, semplicità non è sinonimo di facilità o ancor meno di banalità. In verità il cinema di Scimeca presenta tante stratificazioni, che si prestano ad altrettante possibilità interpretative.
D'altronde la stessa novella di Verga pur partendo da un dato sociale del tempo: l'inchiesta in Sicilia di Franchetti e Sonnino, di appena due anni prima (1876), si impone come uno dei capolavori del verismo, fino a leggersi in chiave tragica.
Quindi se mi consentite proseguirei nella mia sintetica riflessione...

Rosso Malpelo

Questo Rossomalpelo di Scimeca, aderente fedelmente al racconto e allo spirito della novella dello scrittore catanese, è, come si è detto, una storia di infanzia negata, di solitudine e disperazione, di sfruttamento in un mondo di zolfatari, dannati del sottosuolo, che nel ventre della terra svolgono un lavoro da galeotti. È un studio attento e partecipe della condizione esistenziale di un ragazzo e dei suoi simili sottoposti alla dura legge della sopravvivenza, condotto con animo sgombro da pregiudizi e con spirito poetico, descritto alla maniera di Verga con tono antiaulico, antiretorico, antiletterario, da cui affiora il senso tragico e ineluttabile di una vita destinata alla solitudine e alla morte: una vera immolazione alla miseria e alla fame. Nel ventre della terra la fatica è atavica, il sudore nero, il buio amaro. Un tozzo di pane duro ma dolce.
Rossomalpelo di Scimeca è anche un apologo e come tutti gli apologhi è raccontato con un registro di fiaba, una fiaba triste e sconsolata, ma non disperata, che lascia uno spiraglio alla speranza. La povera carne umana di Malpelo soffre più la condizione dolorosa di abbandono che la fatica da bestia da soma cui è sottoposto ogni giorno. Nessuno dopo la morte del padre (l’unico che lo chiama per nome) lo riconosce come essere umano, per gli altri è “malupilu”, un malarnese, un cane rognoso, ringhioso e selvatico, come lo descrive Verga.
Per la madre e la sorella, Malpelo è un peso, che impedisce loro di ricostruirsi una nuova vita, meglio che se ne stia dentro la pancia della terra, dove egli stesso dice di starci tranquillo. La luce, il sole, il vento, i rumori della natura lo infastidiscono, egli è figlio di minatore e in miniera deve stare. Lì è il suo posto, avvolto dalle tenebre e solo nelle tenebre potrà trovare pace, lontano dalla cruda realtà della vita, di quella vita che tanto lo rattrista. Malpelo soffre, ma non è diventato un bruto, malgrado le avversità della vita; il suo è un animo primitivo, rozzo ma non bestiale; un animo che se esplorato a fondo, al di là dei rudi comportamenti del suo carattere, vi si può coglie il tumulto che il “ragazzaccio” vive dentro di sé. Egli è «un miscuglio di cattiveria e di magnanimità che gli altri non sanno intendere, perché uno stranissimo pudore della propria malvagità gli impedisce gli abbandoni buoni e fiduciosi». E come scrive Luigi Russo per il Rosso Malpelo di Verga, altrettanto si può dire per quello di Scimeca: «La sua malizia ha un’origine etica: è la nequizia castigatrice d’altra nequizia, una vendetta esasperata, un peccato voluto, per correggere quasi un peccato originale del mondo. Dacché suo padre è morto nella cava, per la miseria di trentacinque tarì, ed egli non ha mai conosciuto carezze materne ed azzurro di cieli, per quel suo vivere, come un topo, nel buio sotterraneo di una cava di rena, egli sente non soltanto il suo destino, ma tutto il destino umano, come una iniqua condanna, come una soperchieria, un oscuro flagello, contro le quali cose bisogna sfogarsi cupamente, con tutto l’ardore dell’animo. E Malpelo si sfoga con l’asino grigio, caricandolo di legnate col manico della zappa; con Ranocchio. un ragazzetto debole e malaticcio, che egli prende a proteggere quasi per darsi il gusto di tiranneggiarlo; coi compagni, col padrone, e con se stesso».
Per certi versi il Malpelo di Scimeca ha un animo più tenero di quello letterario. Gli si legge più tristezza che rabbia, più malinconia che ribellione; più solitudine che sofferenza per il faticare, più apertura verso i propri simili. Si fa carico del piccolo Ranocchio con cure quasi paterne, lui che sa cosa vuol dire crescere senza padre; rimane turbato dalla carezza tra i capelli fattagli dalla madre dell’amico, lui che non è avvezzo a simili tenerezze; gli vediamo morire sulle labbra un fievole sorriso dinanzi alla surreale messa in scena di quei vagabondi ubriachi, ridotti a larve umane dal duro lavoro di zolfatari.
Quale sorte migliore potrà toccare a lui, solo e senza affetti, ora che la madre e la sorella l’hanno abbandonato, sprangandogli persino l’uscio di casa? E l’umanità che lo circonda è un’umanità avvilita e dolorante. Senza via di scampo. C’è nel personaggio una profonda introspezione psicologica. La sua è un'esistenza segnata dal destino. La sua sorte è continuamente nelle mani di qualcuno, esposta ai rischi della miniera o agli interessi del padrone. La sua vita una lotta che si chiude sempre in perdita. Accettare l’impresa proposta dall’ingegnere della miniera non è un’avventatezza, ma appare una scelta maturata.
«Ma si… Ma si… si sav’ a campari pi sòffriri a stu munnu, forsi è megghiu a morti… Almenu unu mori na vota e poi nun ci pensa cchiù…»
Così il ragazzaccio dai capelli rossi prepara lentamente la sua fine.
Il minatore ha sempre presente la morte. Ha il coraggio di cercare i suoi occhi oltre l’oscurità. Piccone sulla spalla, come fosse il legno della croce, lanterna nella mano e il fido cane dappresso, Malpelo si avvia per i neri cunicoli della miniera, inghiottito dal buio pesto delle tenebre. Un velo di drammaticità e di tristezza dirompente domina su quest’umile vicenda di un piccolo minatore.

A presto...

iano

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Re: ROSSO MALPELO - L'INFANZIA RUBATA

Messaggio Da Hirundo Hiberna il Mer 12 Mar 2008 - 0:21

La scelta di raccontare la storia in soggettiva, dalla parte di Malpelo e dei bambini è dunque chiara e condivido il fatto che questo faccia del Malpelo di Scimeca un personaggio più tenero, in cui la brutalità ha ancora un barlume di bellezza. Scelta meno spietata di quella verghiana, o forse al contrario più dolorosa? Tutto il film di Scimeca è il lungo racconto di una perdita. Perdita della bellezza, perdita dell'innocenza. Perdita della possibilità di immaginare un futuro migliore. Perdita della capacità di sogno. Infine della vita. Sì, forse questa soluzione drammaturgica coinvolge emotivamente di più lo spettatore che così, più facilmente si immedesima nell'offesa subita da Malpelo. Ma proprio questo effetto dell'immedesimazione è l'unica cosa che ancora non mi convince. E' un meccanismo più consueto per fidelizzare, diciamo così lo spettatore al protagonista.
Altre scelte invece le ho trovate pregevolissime.
E' solo una curiosità, ma posso chiedere al prof. Gesù se nella in cui Mastru Misciu fuma nella cava l'ultima sigaretta, il regista ha consapevolmente fatto una citazione della famosa inquadratura di Humphrey Bogart? C'è stata insomma la volontà di Scimeca di accostare il cinema di denuncia sociale com'è il suo in questo caso, con quello patinato della Hollywood degli anni '50?
HH
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SCIMECA E HOLLYWOOD

Messaggio Da iano il Mer 12 Mar 2008 - 3:10

Se ce un autore mille anni luce distante dal cinema hollywoodiano credo questo sia Pasquale Scimeca.
La sigaretta in bocca di Bogart è quella di un gangster o di un detective, che vuole arraffare la vita, quella fumata da Mastru Misciu è quella di un perdente, rassegnato alla sconfitta, alla morte.
La sua vita durerà ormai il tempo di una sigaretta.
Io in quella scena del crollo della miniera, propedeutica a farci capire il duro e faticoso lavoro del minatore, più che vederci un modello di cinema hollywoodiano, mi sembra estrapolata per forza e potenza, dal cinema sovieto degli anni Venti, il formalismo russo di Dovzhenko di Eisenstien, di Pudvikin, che mostrava la famosa sineddoche cinematografica (la parte per il tutto: in La corazzata Potemkin gli stivali dell'esercito cosacco, le ombre delle armi dei soldati, i visi terrorizzati del popolo, che colpivano più delle scene di massa). Qui Scimeca ci mostra Mastru Misciu Bestia, come prototipo del minatore. Il suo torso nudo sudato, il suo picconare violento, il terrore del crollo della miniera, e lui un impossibile Atlante a sorreggere invano le pareti della galleria. Quindi il suo pianto rassegnato: Pinuzzu sulu arristasti; maliditti i sordi, maliditti i sordi.
A tal proposito, inviterei gli studenti a vedere La corazzata Potemkin, quella che Villaggio in Fantozzi definisce una boiata pazzesca !!!!

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