ROSSO MALPELO - L'INFANZIA RUBATA

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Grazie ancora

Messaggio Da Yorick il Mer 12 Mar 2008 - 14:44

Grazie mille per il chiarimento su quella scena! In ogni caso, nella mia ipotesi interpretativa, cercavo di evidenziare il "corto circuito" tra Hollywood e tutt'altro cinema. E' chiaro che Scimeca è lontanissimo, grazieaddio, da holliwoodismi.

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Il Tragico Malpelo

Messaggio Da Hirundo Hiberna il Mer 12 Mar 2008 - 15:07

Mi ha molto affascinato la scelta di rappresentare Malpelo come un personaggio tragico, soprattutto nell'inquadratura finale. Malpelo è dominato dal destino, oggetto di una storia già scritta rispetto alla quale la sua ottenebrata coscienza, che a tratti però si rivela in istintive manifestazioni di bellezza, non può opporre che una forza irrilevante. L'eroe tragico è così, davanti ad un bivio è di necessità costretto ad una scelta, ma quale che essa sia, il suo destino sarà comunque tragico. Malpelo non ha coscienza di sé, non articola pensieri e dunque neppure parole. Il suo linguaggio sono gesti spesso istintuali, la sua espressione quasi mai sa darsi l'ordine delle parole. Ma Malpelo ha una consapevolezza antichissima, ha in tasca una verità certa, assoluta, incrollabile. Una verità che gli è perfettamente chiara, per la quale non occorrono parole, ma basta un'alzata di spalle: il suo destino si deve compiere e il suo destino è d'essere cancellato una volta per tutte dalla società degli uomini, dalla Storia dove come per errore è stato partorito. Malpelo è uno sbaglio della natura, un diverso. Meglio tornarsene nel ventre della terra, nell'enorme grembo in cui tutto ciò che non ha identità né definizione, e che pertanto non può essere definito diverso in quanto non è né di per sé, nè in relazione a nessun'altra cosa, vive in uno spazio protetto ed eterno. Sottraendosi al tempo, alla Storia. Alla loro violenza.
HH
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Re: ROSSO MALPELO - L'INFANZIA RUBATA

Messaggio Da Hirundo Hiberna il Mer 12 Mar 2008 - 15:16

La Corazzata Potemkin è un film bellissimo. Confermo. Altro che film pesante!
E' stato molto molto molto più pesante I Vicerè di Faenza!affraid
Il professore Gesù non lo sa, ma due assemblee d'istituto fa i ragazzi hanno assistito alla proiezione dei Vicerè, appunto. In Archivio c'è ancora un topic con i commenti ferocissimi di tutti noi ...!Twisted Evil
HH
Povero De Roberto ... prima genio incompreso e oscurato, oggi venduto e tradito. Roba da inaugurare un telefono azzurro per artisti!
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Ultima modifica di Marta Aiello il Mer 12 Mar 2008 - 15:20, modificato 1 volta

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MI scuso per gli strafalcioni

Messaggio Da iano il Mer 12 Mar 2008 - 15:18

Scrivo i miei interventi in notturna quando ormai sono cotto e stracotto e rileggendoli di giorno mi accorgo degli imperdonabili strafalcioni che vi rinvengo. Perdonatemi ma non ho neppure il tempo di rileggere. A presto

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Re: ROSSO MALPELO - L'INFANZIA RUBATA

Messaggio Da Hirundo Hiberna il Mer 12 Mar 2008 - 15:24

Diceva Gesù (il Maestro, non il Professore): chi di noi non ha mai peccato, scagli la prima pietra!!!
C'è da credere che un'intera scuola venga cancellata dalla storia per effetto di una gigantesca lapidazione!!!
HH
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Risposta al prof. Gesù e domande

Messaggio Da Yorick il Mer 12 Mar 2008 - 15:29

Per quanto riguarda le inevitabili sviste nei commenti, il peggio che le possa capitare è di finire nel "cimitero degli errori" (guardi apposita sezione del nostro forum)!

Mi chiedevo come sarà distribuito "Rosso Malpelo", in che circuito, se sarà a breve disponibile il DVD. Sono fermamente convinto che non si possano fare buone analisi senza molteplici visioni; io ho sempre bisogno di una seconda visione per cercare di comprendere bene un film (come anche di un libro devo fare sempre almeno una seconda lettura). Forse quando poi ci si specializza, ciò non è più necessario e tante cose balzano subito agli occhi. O no?

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FILM SCIMECA E COLONNE SONORE MIRIAM MEGHNAGI

Messaggio Da iano il Gio 13 Mar 2008 - 3:48

Volevo ricordare a chi fosse interessato che domani (oggi), Giovedì 13 Marzo, alle ore 18.30 avrò ospite all'Università di Catania, Aula 1, Monastero dei Benedettini, l'autrice delle belle musiche del film Rosso Malpelo di Scimeca: Miriam Meghnagi, compositrice, ricercatrice e cantante arabo-ebraica di fama mondiale (vedere meglio su Internet). Verranno mostrati spezzoni dei Film: "Rosso Malpelo" e "La passione di Giosué l'ebreo" anche quest'ultimo di Pasquale Scimeca, di cui sempre la Meghnagi è l'autrice delle musiche. Sarà un motivo per rivedere delle rilevanti sequenze di entrambi i film e sentire dalla viva voce dell'autrice come ha costruito le due colonne sonore.
La passione di Giosué l'ebreo si può definire un film censurato dal mercato e dalla Cei, per cui poco visto in sala e mai uscito in dvd. Vi aspetto. Sebastiano Gesù

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Re: ROSSO MALPELO - L'INFANZIA RUBATA

Messaggio Da Hirundo Hiberna il Gio 13 Mar 2008 - 21:30

Oggi ho fuso il motore della macchina. Me lo sono perso. Avevo pure pagato la baby sitter ....
HH Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad Mad
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Re: ROSSO MALPELO - L'INFANZIA RUBATA

Messaggio Da Chupacabras il Gio 13 Mar 2008 - 21:41

Ma capitano tutte a lei?????????!!!!!!!!!!!!!!!!!!?????? afro MAH....!

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SCIMECA E MIRIAM MEGHNAGI

Messaggio Da iano il Ven 14 Mar 2008 - 3:38

Che artista eccezionale questa Meghnagi da tutti i punti di vista, non ultimo quello umano.
Coltissima, parla, scrive e anche traduce, almeno 10 lungue, dall'arabo all'ebraico, dal ladino allo spagnolo al mandingo al francese, inglese tedesco spagnolo, per non parlare dei dialetti...Laureata in Filosofia con specializzazione in Psicologia ee Etnomusicologia, ricerca, scrive elabora musiche da tutte le parti del mondo e le interpreta anche con la voce. E si rimane incantati a sentirla parlare...

Ma torniamo a Scimeca e al suo modo di fare cinema...


Scimeca favolatore dialettale

Fieramente monocorde nello stile, nell’itinerario narrativo e nell’attenzione per le storie locali e per la cultura isolana, Scimeca opera un recupero dell’identità culturale che lo fa apparire un moderno “felibre siciliano”, oltre che un sognatore umanitario, impegnato a sottolineare le affinità e le condizioni comuni a tutti i deboli, gli ultimi della terra, tendendo perciò a oltrepassare ogni limite localistico e confine regionalistico. Da abile favolatore qual è, Scimeca nel raccontare il suo ciclo dei vinti passa di capitolo in capitolo dall’epica, al dramma, alla tragedia, sempre con tono da cantastorie…il suo modo di rappresentare scaturisce naturalmente dal “cuntu” della tradizione orale, anche quando si rifà apertamente alla pagina letteraria, come nel caso di Rosso Malpelo. Rosso Malpelo, benché fedele alla novella persino nei dialoghi, benché zeppo di riferimenti letterari, vere e proprie citazioni da Il rosario di De Roberto e da Comparatico di Capuana, per restare nell’ambito verista isolano, ma anche di quello lirico e surreale di Capitani della spiaggia di Jorge Amado, ci appare nella forma e nella sostanza come un film antiletterario per eccellenza. In buona parte è la componente etno-antropologica, che vivifica tutto il film, a suscitare quest’impressione, unitamente alla sapiente opera di trascrizione in dialetto della pagina verghiana. In tal senso regista e sceneggiatrice operano un processo inverso a quello verista dello scrittore catanese. Il Verga traduce sulla carta il dialetto siciliano, la parlata dei poveri, degli analfabeti, facendoli diventare lingua. Regista e sceneggiatrice a loro volta ritraducono in dialetto la lingua vulgata del Verga. Il dialetto ben si attaglia ai contenuti e ai protagonisti del racconto recuperando “il sublime” nella naturalezza e autenticità della lingua. Il dialetto delle origini con la sua ricchezza espressiva rafforza i valori della tradizione. Scimeca (alla maniera di Alessio Di Giovanni) usa «il dialetto puro e immediato, schietto e vergine» della propria terra, convinto che il dialetto aiuta i personaggi ad esprimere sentimenti sinceri. Di Giovanni, scrive: «solo nel dialetto il pensiero trova la sua naturale, nitida e vera veste, perché quasi sempre la lingua, troppo scaltrita e troppo abusata, offre solo una magnifica, se vogliamo, ma pericolosa tomba d’ogni spontaneità e d’ogni naturalezza». Parole che ben si attagliano al regista di Rossomalpelo. Scimeca fa recitare tutti gli attori nei loro dialetti d’origine: ne viene fuori una felice babele gergale, ricca di cadenze antiche, ancestrali, di memorie arabe, normanne, gallo-italiche dall’intimo e musicale ritmo di suono, di poesia, di profonde vibrazioni che partono da lontano, che provengono dalle voci degli avi per travalicare la comprensibilità, il senso. Nessun brano di dialogo è strettamente indispensabile. «È essenziale potere raccontare una storia col solo movimento», scriveva Visconti. Il dialogo diventa suono, come i rumori caratteristici reali, che risultano di grandissima importanza. I suoni possono formare da loro stessi un’immagine, una volta identificati, ed evocare così le cose (bellissima a tal riguardo la scena dell’osteria e della piazza tra i vagabondi ubriachi, la cantante e il suonatore). E la parola non è che il “suono” dell’uomo, così come il rumore del mare, del vento per la natura. Questa è la grande eredità viscontiana che Scimeca ha raccolto nel portare avanti l’incompiuta trilogia del gran lombardo: dei pescatori (La terra trema), dei contadini (Il giorno di San Sebastiano e Placido Rizzotto), degli zolfatari, con Rossomalpelo.

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Dialetto e poesia

Messaggio Da Hirundo Hiberna il Sab 15 Mar 2008 - 16:33

La lingua italiana è come una moneta, spesa e abusata, consumata da infiniti passaggi di mano in mano. Perde contorni, appare levigata al tatto, liscia e priva di accenti, usurata. Il dialetto in un'opera d'arte è una scelta coraggiosa e poetica. Recuperare alla parola la sua verginità perduta, restituirle la forza che l'uso meccanico della lingua quotidianamente le contende, è la scommessa della poesia e di ogni linguaggio artistico che è sempre scarto, allontanamento dalla lingua d'abitudine. Ma il dialetto di Scimeca è la babele dei dialetti affini e tuttavia diversi, operazione di ricerca di un'identità negata, che appare ancora una volta uno dei tanti percorsi del film. Persino ultimo baluardo no-global, oserei.
Un'operazione di segno simile a quella delle poesie friulane, ma inversa rispetto al romanesco uniformato e intenzionalmente abbassato di grado dei film di Pasolini, simbolo dell'omologazione capitalistica di quegli anni?
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Re: ROSSO MALPELO - L'INFANZIA RUBATA

Messaggio Da iano il Sab 15 Mar 2008 - 21:28

Dialetto e Territorio: binomio inscindibile.

Dopo la riflessione sul dialetto, credo che occorra fare una breve considerazione sul paesaggio (territorio geografico e dell'anima), dove la vicenda di Malpelo è ambientata da Scimeca. Un territorio che vi consiglio di visitare come scuola perché rivelatore di tante conoscenze e informazioni di vita del nostro popolo siciliano, del quale i minatori costituivano una grossa fetta, sicuramente la più sofferente e dolorante.

Nel cuore remoto dell’isola

La desolata esperienza esistenziale di Malpelo minatore viene spostata da Scimeca da una cava di rena dei sobborghi catanesi, in cui l’ambienta Verga, nell’entroterra minerario siciliano, nel bacino zolfifero ennese di Floristella Grottacalda. Nel cuore remoto dell’isola. Una terra tarlata e stenta, un paesaggio arroventato; una campagna sterminata. Una distesa infinita di solitudine e miseria con su in cima a pigre groppe di colline sparsi paesini. È la Sicilia gialla e riarsa delle stoppie. Memoria di un mondo estremo, disumano, dove l’albero spoglio non da riparo, dove lo stridere del grillo ti urta e ti smemora e l’arida pietra “non dà alcun suono d’acque”. Quando la macchina da presa sale dalla notte della zolfara l’avvampante nudità del paesaggio si accompagna a un’idea di violenza e di morte. È un paesaggio aspro e intenso quello del film, eloquente elemento di forza visiva, come lo è nell’arte verghiana il rapporto uomo/natura.
Se il buio della miniera è per Malpelo il luogo della fatica e degli stenti il mondo esterno è il luogo del dolore e della sofferenza interiore. Lavorare duro non ti consente neppure di pensare, le sue considerazioni sull’ inutilità dell’esistenza: che la vita è una continua perdita, che vivere vuol dire solamente soffrire, Malpelo le fa in questo vagabondare con la bambina e con Ranocchio, sulla rocca dell’antico castello, tra i dirupi, dinanzi alla carcassa del vecchio asino grigio spolpata dai cani, in aperta campagna, tra il frinire delle cicale, che mal sopporta. Più che dal duro lavoro della zolfara, dal maltrattamento dei picconieri, il Malpelo di Scimeca si crea la sua pessimistica Weltanschauung, il suo sentimento di solitudine, dal mondo circostante: l’assenza di una famiglia, la perdita di Ranocchio, la mancanza di solidarietà tra gli zolfatari, a cui adduce la morte del padre, dal degrado umano dell’osteria, da un disperato gioco di destini che non risparmia nessuno.
La stessa austerità della rupe, sovrastata dall’antico maniero normanno, di Sperlinga, con le sue misere casupole scavate nella roccia, rifugio e riparo di sopravvivenza, non sembra trovare mestizia e conforto al sincero affanno del fanciullo.

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